| Editoriale |
La "tara" di Davide

di Margherita De Bac

 

A Roma all’inizio di gennaio è nato un bambino che chiameremo Davide. In realtà non ha ancora un nome perché la donna che lo ha partorito ha deciso di abbandonarlo senza neppure guardarlo. Davide nel momento in cui scriviamo si trova in una culla del reparto di terapia sub intensiva dell’ospedale San Pietro dove è stato trasferito subito dopo la nascita per una crisi respiratoria, problema che rientra nella casistica e non ha nessun collegamento con la sua malattia. L’acondroplasia, comunemente nota come nanismo. Persone di bassa statura, intelligenza e capacità fisiche normali anche se è chiaro che non potrebbero mai aspirare ad un futuro di saltatori in alto. Davide è stato abbandonato solo perché “nano”, come mi ha raccontato il vicesindaco di Roma, Sveva Belviso che ho incontrato a una trasmissione televisiva (Tgcom 24) dove denunciava questa tristissima storia. La sua mamma (ma è giusto chiamarla così?) non l’ha voluto perché con l’ultima ecografia aveva saputo che stava per dare alla luce un bebè con acondroplasia. Chissà, forse ha temuto di partorire un mostriciattolo. Non le è stato spiegato con sufficiente chiarezza, forse, che l’unico problema sarebbe stata una statura non da Golia e che c’era anche la possibilità che questo difetto non sarebbe stato così evidente.

La Belviso si è presa a cuore la storia. Spera che la madre torni sui suoi passi, se lo riprenda. E che le famiglie italiane si facciano avanti per adottarlo. E’ andata da Davide e me lo ha descritto come un bambino all’apparenza normale, forse con le gambette più corte. Ci sono vari livelli di nanismo e non è scontato che lui soffra di quella più eclatante. Appena Davide verrà dichiarato dai medici fuori pericolo riceverà dai giudici minorili lo stato di adottabilità. A me questa storia ricorda tanto quella dei bambini con la malattia di Klinefelter. Alcuni vengono abortiti dopo la comunicazione della diagnosi ai genitori. Me la ricorda perché mi viene da pensare che alla base della decisione di questa madre, e delle madri che scelgono di rinunciare a figli con certe anormalità, ci sia una cattiva informazione da parte dei medici. Non si può giudicare la mamma di Davide senza conoscere le ragioni che l’hanno portata verso una scelta così dolorosa. Forse è fuggita perché nessuno le ha spiegato, nessuno l’ha confortata. Si deve essere sentita sola e impaurita. Forse sarebbe bastato che qualcuno le spiegasse che il nanismo non è una malattia. E’ una condizione che si può imparare ad accettare. 


Posted: 23-01-2012

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