IN ODORE DI FAKE NEWS

di Margherita De Bac

Per la prima volta al mondo il Dna di un uomo è stato modificato per correggere la malattia di Hunter, sindrome rara appartenente alla famiglia delle metaboliche. L’esperimento, di questo si tratta, è stato compiuto a Oakland su un paziente di 44 anni. Fra un mese si potrà capire se ha funzionato, mentre serviranno tre mesi per verificarne  il successo. Il bello (meglio dire il brutto) è che il lavoro su questo intervento genetico non è stato pubblicato su nessuna rivista scientifica, come dovrebbe accadere per renderlo solido e incontestabile. E’ stato semplicemente dato un annuncio sul web, ripreso con un rilievo straordinario dai media di tutto il mondo. In Italia già i tg di martedì mattina aprivano l’edizione con il servizio sulla  scoperta  californiana. Da li in poi è stato un susseguirsi di titoloni. La speranza è che tra tre mesi Brian, il nome del malato, stia meglio e si possano confermare i vantaggi della terapia che, secondo i medici Usa, potrebbe essere utilizzata per la correzione di tante altre malattie (e citano l’emofilia). La notizia però avrebbe dovuto restare segreta e non essere data in pasto ai media tanto precocemente per motivi opportunistici. E’ chiaro che l’obbiettivo del centro americano è calamitare attenzione e fondi. Ma il mondo dell’informazione non avrebbe dovuto cadere nel tranello e attribuire un risalto così clamoroso alla storia. A me sa tanto di fake news.

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