AUTISMO, PERCHE’ BISOGNA PARLARNE

Ho partecipato come ospite alla puntata di Porta a Porta dedicata all’autismo. Per il Corriere, il giorno precedente, avevo scritto la storia di un padre, Fabrizio, e dei suoi gemelli ambedue colpiti dalla condizione. L’autismo non è una malattia, ma una condizione, appunto. E’ uno stato che accompagna tutta la vita anche se attraverso trattamenti corretti e tempestivi i ragazzi possono recuperare il <funzionamento>, sempre che non abbiano deficit molto severi. E’ bene non smettere mai di parlare di autismo. Ecco perché lo faccio anche sul portale. Credo non sia totalmente compresa la difficoltà delle famiglie. La professoressa Paola Visconti dirige uno dei migliori centri italiani all’istituto di Bellaria, Bologna. L’ho intervistata. Ecco cosa mi ha detto.

Quali sono le terapie appropriate?

Quelle intensive e continuative e non possono essere supportate interamente dal servizio sanitario nazionale. La scuola dovrebbe fare la sua parte ma in questo campo manca una formazione specifica. Non sempre i trattamenti sono quelli raccomandati dalle linee guida dell’istituto superiore di sanità. C’è ancora chi riversa le problematiche sui genitori. L’intervento raccomandato è quello mediato dai genitori supportati da educatori/professionisti. Le azioni più efficaci insistono su schemi e sulla ripetizione di esercizi che fanno evolvere le capacità del bambino a interagire con sguardo,  postura, gesti. Le tecniche sono via via più complesse.

Cosa devono imparare i bambini?

Le persone con autismo non sanno condividere. Il genitore deve possedere le nozioni per insegnare la comunicazione. I bambini mancano anche di capacità di imitazione, un altro ostacolo. Se all’asilo vedono i compagni fare una capriola non sanno ripetere.

Le cause?

Innanzitutto i geni, un centinaio sono coinvolti, sparsi in diversi cromosomi. L’ambiente è estraneo, tanto più i vaccini.

Print Friendly, PDF & Email
©2012, MediArt S.r.l.