APPARECCHIATURE SPERIMENTALI, NECESSARIA L’AUTORIZZAZIONE DELLA REGIONE?

di Margherita De Bac

A San Zenone al Lambro è arrivato Cosmosuit, tecnica venduta da alcuni centri di Russia, Stati Uniti, Slovacchia e Polonia “per intervenire con successo nel recupero di patologie legate a paralisi cerebrali, postumi di traumi cranici, disturbi cinetici” (riporto il comunicato del Centro Area di riabilitazione intensiva personalizzata che ha acquisito il metodo). Si tratta di una tuta composta da elementi di sostegno ed elastici per la regolazione della tensione. Viene esercitato un carico sull’apparato muscolo-scheletrico del paziente (soprattutto bambini, per quel che ne sappia).

 

L’obiettivo è correggere la postura e i movimenti e “ripristinare le funzioni del centro motorio del cervello danneggiate” (sono ancora le informazioni contenute nel comunicato inviato alla stampa).  In genere la terapia col Cosmosuit, così chiamato perché viene usata dai cosmonauti, dura 120 minuti e fa parte, almeno presso Area, di un programma di fisioterapia che include altri trattamenti.

 

Nel corso di questi anni più volte ho avuto contatti con famiglie partite per la Russia. Viaggi della speranza con esiti non positivi, almeno a giudicare da quanto mi è stato raccontato. Istintivamente vengo presa da diffidenza nel leggere la notizia di San Zenone sul Lambro. Mi hanno invitata ad andare a vedere con i miei occhi, a parlare con gli operatori. Dovrei farlo prima di esprimere dubbi sull’efficacia del metodo. Lo farò.

 

Non so se in questi casi, per l’introduzione di apparecchiature sperimentali, sia necessaria l’autorizzazione della Regione. Spero che gli uffici competenti l’abbiamo valutata. Perché tante famiglie con bambini colpiti da paralisi cerebrale potrebbero illudersi e buttar via soldi.

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