AL BAMBINO DI MONTEPULCIANO

di Margherita De Bac

Prendo spunto dal messaggio di Salvatore Criscuolo, primario di terapia intensiva dell’ospedale di Montepulciano, per tornare sul caso del piccolo Charlie, finito con clamore sui media grazie (o per colpa) dei suoi genitori che avrebbero voluto dargli un’ultima opportunità di sopravvivenza dopo la negazione di ogni speranza da parte dei medici inglesi. Che avevano ragione. Scrive Salvatore: “Nei giorni in cui il povero Charlie è deceduto a Londra, è morto un bambino di 4 anni presso il nostro ospedale, affetto da un gravissima malattia metabolica. Tutto questo è accaduto fuori da ogni giro mediatico, in silenzio… condividendo il percorso tristissimo della fine della sua vita! Si è spento nel rispetto della dignità umana! I suoi genitori hanno condannato ed evitato ogni tipo di accanimento terapeutico! Si è spento fra le braccia dei suoi genitori”. Tanti di voi mi hanno scritto prima dell’estate per dichiarare di essere d’accordo con me nello stigmatizzare il risalto patetico dato dai media alla storia del bambino e le speculazioni cattoliche (a volte fintamente cattoliche) di diversi commentatori. Ma cosa ci ha insegnato Charlie? Forse ci ha insegnato che anche la speranza di genitori disperati debba avere dei confini. La scienza non è cattiva, io penso il contrario. Arrivano momenti in cui nel dolore bisognerebbe arrendersi proprio per il bene del bambino. Sono pronta a ricevere le proteste di chi ritiene che nessuno ha il diritto di stabilire cosa è bene e cosa è male. Io comunque sto dalla parte dei genitori di Montepulciano.

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